Content learning management system: un futuro che è già oggi

Oggi non puoi non sapere, non c’è più giustificazione all’ignoranza. Non sapere è una scusa che nell’era della digitalizzazione e dell’information technology non regge. Le informazioni sono a portata di mano, anzi di click, a disposizione di tutti 24 ore al giorno, accessibili direttamente dallo smartphone che teniamo in tasca per telefonare, chattare, postare, fotografare… Oggi è tutto più vicino, più accessibile, fruibile spesso senza costi, tanto che dire “Non sono riuscito ad informarmi” equivale a confessare una mancanza di interesse, un po’ come quando giustifichiamo la nostra pigrizia affermando che non abbiamo il tempo per andare in palestra. Non manca il tempo, manca la voglia. “Non poteva non sapere” non è più solo un’accusa da tribunale penale ma un’affermazione che trova concretezza nella società che ci siamo costruiti. Sì perché ce la siamo costruita noi la condizione per cui non è possibile non sapere iscrivendoci alle newsletter, condividendo contenuti, scrivendo sui blog, organizzando comunità social e partecipando a forum su cui poniamo domande a chi è più esperto di noi per trovare le risposte verticali, come si dice oggi, sugli argomenti di interesse. I social poi la fanno da padroni, uno strumento di condivisione importantissimo che possiede un baricentro specifico, delineato sulle tematiche. Non esiste, infatti, solo Facebook come non esistono solamente Linkedin e Twitter e se non hai mai trovato contenuti interessanti sui social, forse stai seguendo le persone o le pagine sbagliate.

Sì, perché la liberalizzazione dei contenuti ci pone di fronte ad una scelta, non siamo più come il popolino del medioevo a cui era vietato per costi e convenienza qualunque accesso alla cultura. La cultura e l’informazione sono un’arma a doppio taglio, perché in molti casi l’azienda demanda proprio al dipendente la responsabilità di conoscere e di informarsi, senza considerare che la perdita di controllo dell’informazione può comportare una formazione divergente, anche solo parziale, da quelli che sono gli obiettivi interni. La tecnologia che rende sempre disponibili i contenuti a qualsiasi ora del giorno e della notte diventa quindi strumento democratico di distribuzione delle responsabilità tra dipendente e datore di lavoro. Se da un lato è vero che non puoi non sapere e la responsabilità sta in capo a chi si deve formare, altrettanto accade con l’impresa che non può semplicemente lavarsene le mani. L’azienda ha sempre in capo a sé il controllo dell’eseguito ma anche la responsabilità di mettere il dipendente nelle condizioni di imparare e anche di indicargli i contenuti più adatti (da qui la logica alla base del Content Learning Management System) per implementare le competenze necessarie a svolgere al meglio la propria mansione. L’information technology non solo rende accessibili i dati, non solo ci permette di colmare i gap culturali nei settori che nel tempo abbiamo trascurato ma ci costringe a correre, sia che siamo dipendenti o imprenditori, perché tutto quello a cui noi possiamo accedere è a disposizione anche degli altri. Internet si rivela un luogo democratico ma anche fortemente dirimente, poiché chi per primo accede all’informazione avrà più di altri la possibilità di farla valere. Le partite del mondo del lavoro si giocheranno non più tra chi possiede un bene o su chi non lo possiede, ma sulla velocità di accesso e sulla qualità delle conoscenze detenute. Un futuro che è già oggi.