Le Corporate Academy e le nuove tecnologie per l’apprendimento

Le Corporate Academy nacquero negli Stati Uniti attorno agli anni ‘30 e si svilupparono all’interno delle imprese per tutto il XX secolo. Nel vecchio continente hanno fatto fatica a trovare un proprio spazio e, mentre quelle d’oltre oceano sono oggi più di 4000, in Europa se ne contano appena 200. In Italia si è dovuto aspettare il 2001 affinché Eni ne creasse una. Molte PMI, pur scontrandosi con enormi difficoltà (non per ultima quella del budget), stanno cercando di dotarsi di una struttura che si possa definire tale. Viene da chiedersi però se nell’epoca della digitalizzazione abbia ancora senso parlare di Academy Aziendale e sopratutto se ha ancora ragion d’essere il solo riferimento alla formazione classica (formazione tecnica o quella relativa alla sicurezza). Negli ultimi anni abbiamo assistito a un mutamento del mondo del lavoro dovuto all’avvento dell’industria 4.0, che ha obbligato le Academy a diventare il substrato indispensabile su cui poter coltivare la “cultura della cultura”. Un mondo in cui la conoscenza del processo fisico di produzione viene analizzato in modo sistemico e profondo senza dimenticare il suo significato umano, psicologico e filosofico. La domanda è quindi quasi spontanea: cosa nasce dalla commistione Academy “old-style” con il sapere diffuso che oggi viaggia codificato in 1 e 0? Da questi due genitori, uno fisico e l’altro virtuale, nasce un ibrido davvero strano e affascinante, una creatura che fino a un paio di decenni fa era quasi inconcepibile e chi ne parlava veniva considerato l’erede di Cassandra, la sacerdotessa troiana che avendo il dono della preveggenza era per questo invisa a tutti e creduta pazza. La creatura di cui nessuno immaginava l’esistenza si chiama learning organization. La Corporate Academy diventa non solo luogo di fruizione ma anche di produzione di cultura. Una fucina di idee che spesso si affianca a quella fisica dove “il pezzo” che esce dalla produzione non è unicamente frutto dell’abilità manuale, ma figlio di un lungo processo di ricerca. L’Academy diventa quindi un luogo fisico un cui si produce il bene più prezioso dell’impresa: la cultura che fa grande l’azienda. Una Business Unit a tutti gli effetti dove è la partecipazione attiva delle persone a farla da padroni. Un luogo dove il termine capitale umano ha un senso pratico e concreto, non psicologico e intangibile come hanno sempre voluto farci credere, dove gli eretici del sapere spesso sovvertono le regole dello status quo organizzativo, dei manager più mentalmente attempati o legati al ruolo formale, talmente avezzi ai confini del loro ufficio che spesso guardano con sospetto e diffidenza qualunque novità. Una diffidenza generata dalla credenza del “saper già”.